2017/04/12

12 aprile 1981 - STS-1, primo volo nello spazio dello Space Shuttle

Questa storia è tratta dal libro digitale Almanacco dello Spazio.

Dopo anni di sviluppo, sperimentazione e collaudi in planata atmosferica, ha luogo il primo volo spaziale dello Space Shuttle statunitense: il Columbia si leva dalla Rampa A del Complesso di Lancio 39 del Kennedy Space Center e in otto minuti porta nello spazio John Young (veterano di quattro voli spaziali, con Gemini 3 e 10 e con Apollo 10 e 16) e Bob Crippen (al suo primo volo nello spazio) per la missione STS-1 (STS sta per Space Transportation System) . Sarà la prima di ben 135 missioni orbitali che verranno effettuate nell’arco dei successivi trent’anni dalla flotta degli Shuttle che verranno man mano costruiti (oltre al Columbia ci saranno poi Atlantis, Challenger, Endeavour e Discovery).

In questa prima impresa spaziale il Columbia vola per due giorni, 6 ore e 20 minuti ed effettua 37 orbite, rientrando e planando sulla pista 23 presso la base militare Edwards in California il 14 aprile.

Il primo decollo dello Shuttle Columbia.
Il volo di debutto del Columbia avviene esattamente a vent’anni di distanza dallo storico primo volo spaziale di un essere umano, il russo Yuri Gagarin con la Vostok 1, ma si tratta di una coincidenza: la data di lancio prevista inizialmente per il Columbia era il 10 aprile, ma un malfunzionamento di uno dei computer di bordo ha imposto un rinvio di due giorni.

“Che bel modo di arrivare in California” (“What a way to come to California”) esclama Bob Crippen all’atterraggio. Young, invece, commenta così il volo: “Il sogno vive” (“The dream is alive”).

La missione è costellata di primati:

- è il primo volo spaziale con equipaggio da parte degli Stati Uniti dopo sei anni di pausa (il volo precedente era stato l’Apollo-Soyuz nel 1975);

- è la prima volta che un veicolo spaziale statunitense trasporta un equipaggio durante il volo inaugurale;

- è la prima volta che la NASA usa motori a propellente solido per un lancio con equipaggio;

- è la prima volta che un equipaggio rientra da un volo orbitale usando un veicolo dotato di ali, che effettua una planata e atterra su una pista come un aliante, invece di una capsula che precipita dallo spazio e poi tocca terra o ammara appesa a dei paracadute;

- è il primo volo di un veicolo orbitale riutilizzabile (soltanto il grande serbatoio esterno viene eliminato a ogni lancio, mentre i razzi laterali a propellente solido ricadono nell’oceano sotto dei paracadute e vengono recuperati);

- è il primo volo orbitale di un aereo-razzo.

- il Columbia è il veicolo spaziale più pesante mai lanciato e riportato a terra fino a quel momento (96 tonnellate, esclusi i razzi laterali e il serbatoio esterno); è il primo veicolo spaziale a usare uno scudo termico ceramico riutilizzabile; è il primo aereo-razzo a volare in atmosfera a oltre 10 volte la velocità del suono; ed è il primo veicolo spaziale a usare un sistema di manovra interamente digitale fly-by-wire, progenitore di quelli usati oggi sugli aerei di linea.

La tecnologia avanzatissima (per l’epoca) dello Shuttle non è priva di rischi, dettati non solo dai finanziamenti insufficienti, che impongono scelte tecniche meno caute, ma anche dai requisiti estremi imposti dal Dipartimento della Difesa statunitense, che intende usare il veicolo per missioni militari: durante il volo inaugurale e anche in quelli successivi, molte piastrelle dello scudo termico si staccheranno o verranno asportate dalla violenza del decollo.

Nel 2003 John Young rivelerà che durante questo primo volo del Columbia la protezione termica ha una falla che permette a dei gas roventi di penetrare nel vano del carrello destro, facendolo cedere parzialmente.

Il fatto stesso di mettere degli astronauti a bordo di un veicolo spaziale radicalmente nuovo che non ha mai volato prima, invece di effettuare un volo di verifica generale senza equipaggio, denota un’accettazione del rischio molto diversa da quella consueta della NASA, tanto che la NASA stessa definisce questa missione “il volo di collaudo più coraggioso della storia”.

L’America ritorna nello spazio, e il debutto del Columbia offre momenti di entusiasmo che però cederanno poi il passo alla realtà. Far volare “una farfalla legata ad un proiettile”, come la descrivono i suoi equipaggi, come se fosse un camion spaziale è un’impresa che spinge ogni volta al limite le risorse tecniche e umane dell’ente spaziale statunitense.

La manutenzione del veicolo per riportarlo in condizioni di volo si rivelerà molto più complessa e costosa del previsto, rendendo impossibile arrivare alla frequenza di voli quasi settimanale annunciata all’inizio del progetto. La flotta Shuttle non raggiungerà mai i livelli di affidabilità attesi e le riduzioni di costo previste e causerà la morte di quattordici astronauti in due incidenti (Challenger, 1986, e Columbia, 2003).

A causa di questi problemi, i lanci militari previsti dalla base californiana di Vandenberg non avverranno mai, nonostante sia stata costruita un’apposita rampa di lancio, e il Dipartimento della Difesa tornerà gradualmente a usare vettori non riutilizzabili e senza equipaggio. Ma lo Shuttle e la sua grande capacità di trasporto (sia dalla Terra, sia verso la Terra), insieme all’insostituibile versatilità dei suoi equipaggi, daranno vita a moltissimi progetti spaziali, come il telescopio spaziale Hubble, i laboratori Spacehab e Spacelab, le sonde Galileo e Magellan e quasi tutta la Stazione Spaziale Internazionale.

Il Columbia volerà in tutto 28 volte, per un totale di poco meno di 301 giorni nello spazio, e concluderà tragicamente la propria storia disintegrandosi durante il rientro l’1 febbraio 2003, portando con sé i sette membri del proprio equipaggio. Ma questo, in un giorno festoso di aprile del 1981, non lo sa ancora nessuno.